Il primo martire Shankar

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Una mattina, l’esercito singalese aveva circondato una casa in Via Navalar a Jaffna.L’esercito singalese l’aveva accerchiata in seguito all’informazioni ricevuta sui combattenti LTTE, i quali, feriti nell’attacco alla stazione di polizia di Chavakacheri nell’ottobre del 1982, venivano curati in quella casa.

Durante uno scontro di fuoco, un giovane che stava sparando contro l’esercito singalese, saltò sopra la recinzione e corse.Le truppe Singalesi spararono furiosamente contro di lui e un proiettile lo ferì, perforando il suo stomaco.

Nonostante la grave ferita, con lo scopo di non essere catturato dal nemico, il giovane corse senza sosta per due miglia, finché non raggiunse la casa dove erano presenti i suoi camerati. Consegnò la pistola a uno di loro e crollò, privo di sensi.

La grave perdita di sangue porta il giovane all’indebolimento.

Questi sono i primi giorni di lotta per la liberazione, e non vi sono adeguate strutture mediche. Il giovane necessitava urgentemente del pronto soccorso, così i camerati lo portarono in Tamil Nadu passando per il mare. Evitando le operazioni di ricerca dell’esercito dello Sri Lanka, ci hanno messo una settimana a raggiungere il Tamil Nadu.

Il giovane rimase cosciente finché non fu in grado di parlare con il Leader Pirabakaran nel Tamil Nadu.Tuttavia, le sue condizioni diventarono critiche e gli sforzi dei suoi camerati per salvare la sua vita non avevano avuto successo. Il 27 novembre 1982 fu il primo guerriero LTTE a morire in combattimento.

Shankar (o Suresh) il cui vero nome era S.Sathianathan, era un uomo ricercato dall’esercito singalese.

Il luogo di nascita di Shankar era Kamparmalai in Vadamaratchi.E ‘stato il compagno di classe, in collegio, del Cap. Pandithar (Raveendran) (Capt. Pandithar morì due anni dopo la morte di Shankar in uno scontro con le forze Singalesi in Achchuveli)

Shankar non ha mai conosciuto la paura.E ‘diventato un guerrigliero all’età di vent’anni.Un esperto di esplosivi, ha comandato un gruppo di assalto LTTE.Nonostante fosse ricercato dalle forze singalesi, avrebbe coraggiosamente passeggiato intorno ai villaggi tamil.

Valutava continuamente la situazione di una sua possibile cattura, era consapevole del fatto che il minimo errore avrebbe messo a rischio lui e l’intera operazione di liberazione. Ha sempre creduto che qual ora venisse circondato dai nemici, avrebbe combattuto fino alla morte. in pericolo. 

Aveva disprezzo per gli altri gruppi che si erano arresi e consegnati al nemico, ma che si definivano combattenti per la liberazione.

Shankar pensava che era pura codardia arrendersi con le armi al nemico. Sentiva che la cattura dei combattenti da parte dei nemici, soprattutto nelle prime fasi della lotta per la liberazione, avrebbe incoraggiato il nemico, favorendolo nel superare le difficoltà.

Shankar aveva raggiunto un notevole livello all’età di ventuno.Quando la supremazia singalese, JR Jayawardene vantava nella capitale dello Sri Lanka, Colombo, che avrebbe potuto mandare dei boy scout per schiacciare le “Tigri tamil”, Shankar ha risposto attaccando le forze dello Sri Lanka in Nelliady, infliggendo grosse perdite.

Shankar credeva fermamente che avremmo potuto raggiungere la liberazione del Tamil Eelam se e solo se la leadership politica e militare delle LTTE fosse stato incrollabile. Egli ha vissuto e respirato la lotta per la liberazione, e prese le armi in mano per questo.

Puro di cuore, disprezzava elementi anti-sociali e opportunisti.Combattenti per la liberazione con una disciplina simile sono la prova della purezza delle LTTE.

Shankar crebbe sotto la guida politica e la struttura militare di Pirabakaran.Rispettava la politica di Pirabakaran.Ha sempre sostenuto che la lotta per il Tamil Eelam dovrebbe essere guidata da combattenti genuini che non hanno alcun interesse personale.

Anche al momento della sua morte le sue ultime parole non erano per i suoi genitori o parenti.Le sue labbra sussurravano “Thambi, Thambi”, mentre Thambi (come il leader Pirabakaran veniva nominato tra i combattenti) e gli altri combattenti delle Tigri Tamil lo guardarono morire, in lacrime.

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