Basta una parola contraria alla loro che vengono colpiti da spari di pistole.

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Notte e giorno questi giovani tamil rinchiusi nei campi di concentramento sono vittime di torture violenze e esecuzioni effettuati dall’esercito dello SL. Basta una parola contraria alla loro che vengono colpiti da spari di pistole.

 

Questo lo dichiara SUKANTHINI TESAMANIKAMAM ragazza di ventiduenne stata recentemente liberata dal campo di concentramento di Vavunya.Sukanthini racconta „non riesco a capire il perchè veniamo trattati cosi, siamo accusati di essere LTTE, ma noi siamo solamente civili e vittime di questa guerra“.

 

È stato un miracolo il fatto che sono riuscita a sopravvivere anche questo periodo di guerra difficile. In questi due anni tra continui rifugi da una zona di sicurezza all’altra, tra spari e tra pianti e strilli di bambini sono riuscita a sopravvivere, mentre altri miei cugini hanno perso la vita negli ultimi giorni del conflitto.
Durante i 4 mesi passati è stata rinchiusa in questo piccolo campo „ma è stato veramente una tragedia, il cibo che portavano non era mai sufficiente per tutti, l’acqua non era potabile“. Recentemente sono stata liberata da questo campo e adesso abito con mia madre in un paese vicino a TRINCO.
Mio marito è ancora rinchiuso in quel campo. È stato accusato di fare parte del LTTE, lui è originario di un paese vicino a Jaffna per quel motivo i comandanti dubitano su di lui. La mia situazione è veramente una tragedia, sto vivendo una vita difficile le ultime volte che l’ho visto sono state durante il periodo di guerra.
Nel campo di Vavunya ci sono circa 300’000 di persone e circa 5% di studenti sono stati recentemente liberati, tutti loro come Sukanthini vivono una vita triste e difficile. Inoltre ci viene detto da sukanthini:  „Avevamo una tenda per due o tre famiglie. Essendoci troppe persone Emergono molti altri problemi sulla questione.Non c’erano abbastanza cessi, dovevamo fare la fila per entrare.
I giornalisti non hanno accesso per entrare in questi campi.
Inoltre sono stati portati via 2 famiglie perchè cercavano di dire al telefono la situazione del campo e nessuno è a conoscenza di dove siano ora.
Le acque piovane si trasformano in pozzanghere cosi da causare più malattie, dunque le risorse di acqua potabile ed altre risorse per la soppravivenza non erano sufficienti.
Le persone che vivono in questi luoghi temono alle conseguenze che possano accadere, dunque sono a disagio per parlare dei problemi che stanno accadendo dentro quest’area. Rimane tutt’ora una prigione.

 

Non ci sono cure sanitarie ed acqua potabile a sufficienza.“

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