A portare avanti la lotta indipendentista sarà la diaspora tamil con un ‚Governo Transnazionale‘

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La sconfitta militare delle Tigri per la Liberazione della Patria Tamil (Ltte) dello scorso 18 maggio ha posto fine alla sanguinosa guerra civile che per ventisei anni ha contrapposto il governo della maggioranza singalese e i separatisti della minoranza tamil. Ma non ha soffocato le aspirazioni indipendentiste di un popolo che è uscito, decimato, dall’incubo della guerra solo per entrare in quello dei campi di internamento, delle torture, delle sparizioni, delle persecuzioni e dei diritti negati. E che ora, infatti, proseguirà la sua lotta con mezzi pacifici e diplomatici attraverso gli unici che possono farlo: la diaspora tamil sparsa nel mondo che, dopo aver sostenuto finanziariamente la lotta armata del defunto Ltte, perorerà la causa indipendentista sul terreno della politica internazionale costituendo un Governo Transnazionale della Patria Tamil (Tgte).

Rajapakse ha vinto la guerra ma sta perdendo la pace. Gli ultimi mesi di conflitto (gennaio-maggio 2009) sono stati „un bagno di sangue“ in cui, secondo stime delle Nazione Unite, hanno perso la vita circa 27 mila civili tamil, vittime degli indiscriminati bombardamenti governativi che non hanno risparmiato nemmeno gli ospedali civili dove operava la Croce Rossa (colpiti almeno trenta volte in quanto considerati „obiettivi legittimi“ dalla Difesa singalese). O delle criminali azioni delle truppe governative che gettavano garante nei rifugi dei civili per poi finire i superstiti a colpi di mitra. Per non parlare della pratica (provata da un video) di denudare e uccidere con un colpo alla testa i prigionieri di guerra „Non ci sono state violazioni dei diritti umani né vittime civili“, ha dichiarato alla rivista Time lo scorso 14 luglio il presidente Rajapakse, riversando le accuse di crimini di guerra sulle Tigri tamil che nelle ultime settimane del conflitto hanno usato come ‘scudo umano‘ la popolazione civile impedendole con la forza di fuggire dalla zona dei combattimenti. Il che corrisponde a verità.

Lo scandalo dei campi d’internamento. Invece di sfruttare questo criminale comportamento dell’Ltte per tentare di riconquistare il consenso della popolazione tamil „ostaggio dei terroristi“, il governo di Colombo ha preso tutti i profughi „liberati“ dopo la sconfitta dei ribelli (quasi 300 mila persone ridotte allo stremo) e li ha imprigionati in campi di internamento militari circondati da filo spinato. In questi lager, ai quali Onu e Croce Rossa non hanno libero accesso, si stanno consumando abusi e crimini di ogni genere: gli internati, soprattutto vecchi e bambini, muoiono per denutrizione e malattie per mancanza di assistenza umanitaria e cure mediche, le donne subiscono violenze sessuali, gli uomini vengono torturati durante gli interrogatori e molti spariscono, al ritmo di trenta, quaranta ogni giorno. L’Onu ha denunciato la sparizione di oltre 13 mila persone. Il governo ha dichiarato di aver individuato e arrestato 10 mila „terroristi“ tra il profughi. Nessuno può uscire da questi campi: chi prova a sgattaiolare fuori anche solo per procacciarsi cibo o legna da ardere viene preso a fucilate dai soldati, anche se si tratta di donne o bambini (com’è accaduto il 26 settembre nel campo di Ceddikulam, dove le pallottole hanno ferito due donne e tre bambini). Il 7 settembre, il portavoce dell’Unicef in Sri Lanka è stato espulso dal paese per aver denunciato la drammatica situazione dei bambini nei campi di prigionia. Sommerso dalle proteste di mezzo mondo, il presidente Rajapakse lo scorso 11 settembre ha annunciato la liberazione di circa 10 mila profughi: poi si è scoperto che in realtà sono stati trasferiti in un altro campo d’internamento, più a nord.

Dalla lotta armata alla lotta politica. Tutto questo non sta facendo altro che rafforzare il sentimento indipendentista dei tamil, che però in patria non hanno alcuna possibilità di far valere i propri diritti. La stampa tamil è imbavagliata: i giornalisti che sfidano la censura finiscono ammazzati o imprigionati. Il loro partito storico, l’Alleanza Nazionale Tamil (Tna), ha scelto una linea di collaborazione con il regime di Rajapakse.
I principali leader politici dell’Ltte sono tutti morti, incarcerati o fuggiti in Malesia dove, secondo l’intelligence singalese, si stanno riorganizzando per lanciare una nuova lotta armata in patria.
In realtà, però, pare che le ex Tigri tamil abbiano deciso di rinunciare alla lotta armata a favore della lotta politica e diplomatica nell’arena internazionale. Lo aveva già annunciato a giugno Kumaran Pathmanathan, ex portavoce e nuovo leader dell’Ltte, prima di venire arrestato lo scorso 5 agosto. Lo ha pubblicamente annunciato il 15 settembre l’avvocato Visvanathan Rudrakumaran, ex consulente legale della delegazione dell’Ltte ai negoziati di pace del 2002-2006 che vive e lavora a New York, presentando il progetto del Governo Transnazionale della Patria Tamil (Tgte) eletto da tutte le comunità della diaspora tamil con elezioni da tenersi nei singoli paesi ospiti entro il prossimo aprile.

L’Ltte passa la mano al Tgte. „Quella che è stata sconfitta – ha dichiarato Rudrakumaran – è stata una particolare forma di lotta, non la lotta di liberazione di per sé. L’Ltte, sconfitto militarmente dal governo dello Sri Lanka, affida al popolo tamil il compito di portare avanti il prossimo stadio della guerra di liberazione. Proponendo il concetto del Tgte e affidandone la realizzazione alla diaspora, l’Ltte ha concluso la sua funzione storica. In questo momento – continua Rudrakumaran – il popolo tamil non ha alcuna possibilità di poter articolare le sue aspirazioni politiche e di esercitare i propri diritti in patria. Il governo dello Sri Lanka glielo impedisce con l’occupazione militare e con strumenti legali. In questa situazione la diaspora tamil, parte integrante della nazione tamil, usando mezzi democratici nei rispettivi paesi ospitanti stabilirà Governo Transnazionale della Patria Tamil (Tgte) come suprema entità politica che porterà avanti la campagna per il diritto all’autodeterminazione dei tamil“.
Il governo di Colombo ha già chiesto al governo degli Stati Uniti l’arresto e l’estradizione di Rudrakumaran.

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