I tamil d’Italia non si arrendono

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Intervista a Sinthujha Nagendram, vicepresidente dell’Organizzazione Giovani Tamil (Tyo) in Italia

Come state vivendo la fine della guerra civile nel vostro paese?

Noi tamil che viviamo in Italia, siamo circa 10 mila, cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’attuale situazione in cui versano i nostri cari in Sri Lanka dopo la cosiddetta „liberazione“, rinchiusi nei cosiddetti campi d’internamento militari dove subiscono torture, violazioni di diritti umani e umiliazioni indescrivibili. Ma ci rendiamo conto che non è affatto facile far circolare queste notizie. Infatti i mass media in Italia, come nel resto del mondo, raramente trattano dello Sri Lanka e quindi il governo di Mahinda Rajapakse riesce a portare avanti senza intralci il suo programma di eliminazione dell’etnia tamil. L’Onu rilascia comunicati sulla situazione in Sri Lanka, ma nessun provvedimento serio e concreto viene preso nei confronti del governo di Colombo. Nonostante questa indifferenza noi cerchiamo di fare del nostro meglio per portare questo scandalo all’attenzione di giornalisti, politici e opinione pubblica in generale, perché crediamo che un fatto così non si possa compiere nel silenzio e nell’indifferenza di tutti.

Dopo la sconfitta della guerriglia dell’Ltte, come verrà portata avanti la questione tamil?

Si è deciso di rinunciare alla lotta armata portata avanti dalle Tigri Tamil in Sri Lanka a favore della lotta politica nel contesto internazionale. L’ex consulente legale della delegazione dell’Ltte ai negoziati di pace del 2002-2006, l’avvocato Visvanathan Rudrakumaran, ha presentato il progetto di un Governo Transnazionale della Patria Tamil (Tgte) eletto da tutte le comunità della diaspora tamil con elezioni da tenersi nei singoli paesi ospiti entro il prossimo aprile. Come ha spiegato Rudrakumaran, sarà il Tgte, d’ora in avanti, a portare avanti la campagna per il diritto all’autodeterminazione dei tamil.

E qui in Italia come vi state preparando a queste elezioni? Come funzioneranno?

Abbiamo già creato una commissione che si occupi dell’organizzazione elettorale: dalla redazione delle liste, alla stampa delle tessere elettorali, alla propaganda dei candidati.
Il territorio italiano è stato diviso in sei circoscrizioni elettorali in base al numero dei tamil residenti nelle diverse zone della penisola.
Verranno così eletti quindici rappresentanti nazionali che, assieme ad altri cinque rappresentanti scelti tra i responsabili delle varie associazioni tamil italiane che si sono distinti in questi anni, andranno a comporre il Makkalavai (Consiglio del Popolo): l’organo di rappresentanza ufficiale della comunità tamil italiana che, tramite uno o due dei suoi venti membri, si interfaccerà con il Governo Transnazionale secondo modalità che ancora non sono state definite. Il Makkalavai italiano rappresenterà la nostra comunità anche nel Global Tamil Forum, che riunisce tutte le associazioni tamil a livello mondiale.

Assieme all’elezione del Makkalavai, si terrà anche un referendum per riaffermare la validità della Risoluzione di Vaddukkodai del 1976, nella quale il popolo tamil dichiarava la sua aspirazione a un Tamil Eelam (Patria Tamil) indipendente.

 

Qual è la situazione dei 28 esponenti della comunità tamil in Italia arrestati nel giugno 2008?

Siamo un popolo molto unito e proprio quel senso di solidarietà ci aveva portato ad aiutare i nostri cari rimasti in patria mediante aiuti economici. Purtroppo questo si è rivelato problematico perché questa raccolta di soldi a fini umanitari è stata interpretata erroneamente come sovvenzione al terrorismo e chi si occupava di questi aiuti venne arrestato in tutta Italia il 18 giugno 2008.

Delle 28 persone arrestate, la maggior parte sono state prosciolte da ogni accusa dopo le indagini. Altri sono in libertà in attesa del processo. Le accuse contro di loro non sono molto solide, poiché non sono state presentate prove del fatto che i soldi andassero a finanziare la lotta armata delle Tigri Tamil. L’Italia ha collaborato con il governo di Rajapakse ascoltando le assurde falsità che racconta alla comunità internazionale. Come può un governo democratico come l’Italia collaborare con uno Stato che non rispetta i diritti fondamentali dei suoi cittadini, che non permette ai rappresentanti dell’Unione europea, alle agenzie dell’Onu e alla Croce Rossa di accedere nei campi d’internamento dove si stanno consumando abusi e crimini di ogni genere, che non permette che si eseguano indagini chiare e imparziali?

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