Sri Lanka. Ancora foto sul massacro dei Tamil

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Stanno facendo il giro del mondo le nuove fotografie, pubblicate prima sul sito di TamilNet e poi su quello di al-Jazeera, sul massacro dei civili Tamil condotto dall’esercito governativo in Sri lanka. I fotogrammi, montati in un video, mostrano cadaveri seminudi di uomini crivellati da colpi di armi da fuoco, bambini con arti amputati e donne sventrate sul terreno e abbandonati su camion, fosse comuni di corpi ormai irriconoscibili. Alcuni sono bendati e con le mani legate. Tutti elementi che fanno pensare ad esecuzioni sommarie extragiudiziarie.

Secondo al-Jazeera, tra le vittime ci sarebbe anche il figlio del capo delle Tigri Tamil, Prabhakaran.
Non si è fatta attendere la risposta delle autorità di Colombo che hanno sollevato dubbi sulla veridicità degli scatti, sottolineando come una commissione d’inchiesta nazionale sia già all’opera da alcuni mesi per appurare se siano state commesse violazioni dei diritti umani durante l’ultima fase della guerra civile. Compito che sarebbe spettato all’inchiesta indipendente istituita dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. Ma il presidente Rajapaksa, nei mesi scorsi, si era opposto, rifiutandosi di concedere i visti d’accesso ai tre esperti delle Nazioni Unite e mettendo in scena una patetica manifestazione di protesta davanti agli uffici Onu di Colombo.

Inoltre, la Bbc ha duramente criticato le autorità cingalesi per aver impedito al proprio corrispondente a Colombo di seguire le audizioni che sono in corso nella città settentrionale di Jaffa.

“Il ministero della Difesa si è rifiutato di motivare le ragioni del diniego del permesso” scrive l’emittente britannica sul suo sito on-line. Ad un anno dalla fine della guerra civile, non è ancora possibile per i giornalisti e le organizzazioni umanitarie “straniere” recarsi nelle ex zone di conflitto nel nord e nord est dell’isola, presidiato dall’esercito.

Aspettando di verificare la veridicità degli scatti, la posizione di Colombo si complica.
Circa un anno fa un video, andato in onda in un emittente britannica, Channel 4, aveva mostrato l’esercito regolare cingalese compiere esecuzioni sommarie sui prigionieri di guerra tamil. In particolare, nel video, si vede un uomo in divisa sparare alla nuca di un uomo nudo con gli occhi bendati e le mani legati alla schiena. La stessa scena si ripete poco dopo con un altro uomo mentre sullo sfondo si vedono diversi cadaveri.
Un video, spedito da un gruppo di giornalisti cingalesi, che fu riconosciuto “vero” dal relatore speciale dell’Onu Philip Alston.
Ma sono tante le testimonianze locali, i dossier delle organizzazioni umanitarie, le immagini satellitari che dimostrano senza ombra di dubbio “il bombardamento intenzionale di civili” nelle cosiddette “no fire zone”.

E poi ci sono i dati e i numeri della guerra civile durata 27 anni: 100mila morti, di cui 20mila solo negli ultimi mesi del conflitto, 300mila profughi, 18mila abitazioni e 5mila negozi ridotti in macerie.

Fatti, crimini, accuse cui il governo di Colombo non ha mai risposto e non intende farlo ora. Non si tollera infatti alcuna “l’ingerenza straniera”. Anzi, il presidente Rajapaksa continua a sostenere che “le truppe cingalesi avevano in mano il fucile e nell’altra una copia della Dichiarazione dei diritti umani”.

 

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=4894

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