Le guerre dimenticate dello Sri Lanka

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Si calcola che nel mondo ci siano in modo permanente circa 140 “conflitti dimenticati”. Queste guerre vivono momenti alterni con tregue ed improvvise violenze. Coloro che purtroppo ne pagano le conseguenze sono i civili.
Nessuno oggi si sorprende più se le vittime sono 15 oppure 60. Quello che ci deve responsabilizzare è il fatto che, come detto, sono sempre i civili a farne le spese. Queste persone non hanno niente di diverso da noi eccezion fatta per un aspetto che purtroppo, per loro, risulta fondamentale: sono popoli che hanno avuto la sfortuna di vivere in zone dove ci sono tensioni per via della religione, della non applicazione della democrazia o semplicemente per questioni d’interesse territoriale o geopolitico. Molte volte, queste tensioni, sono create ad arte da paesi esterni per mantenere il paese in uno stato di debolezza attraverso il quale trarne profitto.

In Ticino vive una folta comunità di cittadini dello Sri Lanka e le versioni dei fatti che sono in grado di offrirci sono contraddittorie rispetto ai proclami ufficiali del governo di Sry Jayewardanapura Kótte.
In effetti sembra che purtroppo la guerra non sia per niente finita, che nessuna pace ne capitolazione é stata firmata, che i combattimenti si susseguono e che le persone continuano a morire. Per quanto tempo ancora é destinata a continuare questa guerra sanguinosa?

Nessuno osa pronunciarsi in questo senso. Le ragioni di questo conflitto sono senz’altro l’odio nazionalista, le contrapposizioni religiose e forse anche dei giochi strategici di potere, come la costruzione – da parte di una potenza mondiale – di una base militare.

La comunità Tamil ticinese conta circa 150 famiglie. I nostri amici Tamil, che da anni vivono in Ticino e che sono molto ben integrati, non sono esenti dalle sofferenze che stanno vivendo i loro parenti nella terra d’origine. La Signora Indiravadana da parecchi anni residente a Massagno qualche settimana fa ha perso in un giorno, a causa del conflitto nello Sri Lanka, 8 famigliari durante un bombardamento da parte delle truppe governative. Questa signora ha sperato fino all’ultimo in un errore di comunicazione ma alla fine ha dovuto arrendersi all’evidenza dopo la telefonata dell’unico fratello sopravissuto che la metteva al corrente della strage.

La guerra è talmente crudele che devo raccontare i dettagli di quanto è accaduto ai parenti della Signora Indiravadana per far veramente prendere coscienza di cosa sta vivendo il popolo Tamil. Ebbene, sembra che, mentre un fratello fosse a terra ferito gli altri parenti, fra i quali due bambini, si siano avvicinati per prestagli i primi soccorsi. È bastato un attimo per attirare l’attenzione delle mitragliatrici che con la loro terribile precisione di tiro hanno falciato i famigliari uccidendoli.

I Tamil “ticinesi” hanno l’incubo di ricevere da un giorno all’altro una telefonata o leggere su internet la notizia di morte. Noi cosa possiamo fare? Poco e tanto! In Ticino viviamo da molti anni in modo pacifico insieme agli amici Tamil. Sono persone taciturne, discrete, gentili e grandi lavoratori. I Tami in Ticino sono talmente benvoluti che ad esempio, la famiglia di Massagno ha ricevuto una grande sostegno morale sul posto di lavoro, dalla scuola e da tutto il vicinato.

Quello che noi come ticinesi possiamo e soprattutto dobbiamo fare è esprimere la nostra solidarietà per il dolore umano che questa guerra sta generando. È chiaro che non possiamo ne risolvere ne prevenire tutti i problemi internazionali ma sicuramente dobbiamo capire una volta per sempre che coloro che sono costretti a scappare dalle proprie case come rifugiati politici lo fanno non tanto per opportunismo bensì per salvare la pelle.

Il sogno di ogni persona è quello di poter vivere in tutta tranquillità nella propria patria, non è dunque per niente facile dover vivere da “esiliato” in un paese straniero anche se quest’ultimo è considerato tra i paesi più ricchi al mondo.

Facciamoci sentire perché, notizia di qualche giorno fa, le Tigri Tamil hanno chiesto il cessate il fuoco che è stato rifiutato dal presidente della Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka, Percy Mahendra Rajapaksa. Questo Governo vuole schiacciare i 165’000 Tamil che sono ormai ridotti a vivere in una superficie orizzontale di 10 km² presi nella morsa della guerra.Quanti civili, donne e bambini ci sono tra di loro? Si puo facilmente immaginare e fa tremendamente male!

Desa Zanini


fonte: ticinonews
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