Profughi tamil a Chettikulam: come in un campo di concentramento

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

La testimonianza di un operatore sociale che ha visitato il centro in cui vivono centinaia di migliaia di persone. Mancanza d’acqua, tende sovraffollate, famiglie separate e personale medico insufficiente per curare tutti i malati.


 Colombo (AsiaNews)“Ci sono centinaia di migliaia di persone costrette a vivere quasi una sopra l’altra. È un campo profughi al limite del collasso che ricorda i campi di concentramento nazisti, come si vedono nei film”. Un operatore sociale che ha visitato il centro di accoglienza di Chettikulam, a 20 km dal Vanni, racconta ad AsiaNews l’incontro con i rifugiati e le condizioni in cui si trovano a vivere i superstiti della guerra tra l’esercito e le Tigri tamil.

 

Il centro di Chettikulam è lo stesso visitato dal segretario dell’Onu Ban Ki Moon, ma Prasanna – un nome di fantasia, perché chiede di mantenere l’anonimato – è riuscito a parlare con i profughi.
 
“Il campo è diviso in due ed ogni parte è suddivisa in 5 o 6 zone. Non saprei dire con precisione quanta gente ospita, ma sono di certo centinaia di migliaia”. L’area, sottratta alla foresta, è un grande accampamento. Racconta Prasanna: “Ci sono migliaia di  tende, larghe 3 metri per 3, in cui sono costrette a vivere anche quattro famiglie insieme”. A ogni nucleo familiare vengono assegnati 10 litri d’acqua “ma devono usarli per tutto, dall’igiene personale al bere, al curare i bambini. L’acqua non basta ed è molto difficile reperirne altra al di fuori della razione garantita”.
 
Per mangiare i profughi devono andare nell’unica cucina da campo allestita dal governo. “Adulti, anziani e bambini devono mangiare tutti le stesse cose. Non ci sono latte in polvere o alimenti adeguati per i più piccoli o i neonati”. 
 
“In giro per il campo – racconta Prasanna – ho visto molti orfani, da un anno in su. Di loro si prendono cura le ragazzine più grandi o altre famiglie, ma nemmeno questo è cosi facile”. Spesso mariti e mogli vivono separati in diverse zone dello stesso campo senza la possibilità di vedersi. “I nuclei familiari sono divisi e così anche i figli. Alcuni stanno con la madre, altri con il padre o con i parenti”.
 
“Ragazzi, ragazze e adulti tra i 25 e i 40 anni sono sotto stretta sorveglianza dei militari – spiega il testimone – perché sospettati di essere membri o sostenitori delle Tigri tamil”.
 
Le condizioni sanitarie sono drammatiche. “La gente aspetta a lungo il suo turno per ricevere le cure mediche. Nell’ospedale del campo ci sono due persone per ogni letto, pochissimi medici e pochi infermieri rispetto all’enorme bisogno di assistenza. Quelli che ci sono lavorano fino allo sfinimento, fanno turni da 12 ore, ma non riescono a stare dietro a tutti”.
 
“Per quanto riguarda il servizio scolastico – afferma la fonte di AsiaNews – è vero che ci sono nel campo alcuni insegnanti, ma non sono state organizzate delle classi per i diversi anni di età, mancano strutture adeguate ed anche il materiale per lavorare. L’anno scolastico è perso”.
 
Prasanna racconta anche di alcuni religiosi presenti a Chettikulam. “Nel campo ho incontrato due sacerdoti salvatoriani e tre suore della Sacra Famiglia. Completamente sotto shock. Mi hanno raccontato di essere scappati dalla zona di guerra con 60 bambini dopo aver vissuto per 3 giorni nei ripari di fortuna ricavati scavando nella sabbia. Lungo la fuga hanno visto la terra disseminata di corpi con i cani che si aggiravano tra i cadaveri. Un sacerdote non ha retto alla vista ed è morto di infarto”.
 
(ha collaborato Nirmala Carvalho)
Share.

Comments are closed.