Sivaruban: ragazzo che ha assistito con i propri occhi l’ultima fase della guerra

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Sivaruban ci racconta ha proposito dell’ultima fase di guerra nel distretto di Mullaithivu. ONU, UE, Popolo di tutto il mondo voi siete la nostra speranza, queste sono le prime parole di Sivaruban. IO purtroppo non ho potuto studiare molto come volevo a causa della guerra, ma adesso vorrei scrivervi quello che ho visto con i miei occhi, è soprattutto a questo che anche non studiando sono diventata una persona matura. Negli ultimi mesi ho cominciato a dubitare della funzione di alcune organizzazioni internazionali.
Negli ultimi giorni, quando non mangiavamo,bevevamo, e dormivamo pensavamo ad una sola cosa: il popolo internazionale ci aiuterà di sicuro e le nazioni unite ci garantirà di sicuro una vita bella e soprattutto l’America di Obama ci aiuterà. Non riesco ancora a descrivere la situazione là vissuta. Non riesco neanche a scrivere questa lettera perché ho paura di perdere la vita. Noi siamo rinchiusi in campi profughi come animali rinchiuse in gabbia senza motivo. Non mangiamo, beviamo bene e continuiamo a soffrire molto.
Lo spazio dove viviamo è molto piccolo. Nelle ultime settimane ho visto scorrere fiumi di sangue, ma ero sicuro che il popolo Tamil vivente all’estero ci avrebbe aiutato molto. Era la notte del 16 maggio verso le 3 mattino cominciano a cadere bombe una dopo l’altro senza lasciare tregua. Ognuno scappava in una direzione e non si sa nemmeno oggi chi è morto e chi è sopravvissuto. Sembrava che fosse in corso la terza guerra mondiale. Nazioni come l’India,la Cina e il Pakistan hanno aiutato molto a condurre questa distruzione dell’etnia Tamil. Così è continuato per alcuni giorni tutti scappavano e nessuno guardava, dove andare, tutti si rifugiavano nel primo bunker che trovavano. Ad un certo punto ho sentito ragazzo mio salvami, ho guardato e ho visto una persona anziana senza gambe che strisciava. Ho cominciato a chiedere aiuto a dio e continuavo a mormorare sottovoce. Cercavo di uscire, ma non era possibile perché dappertutto c’erano cadaveri.
Tutti piangevano perché avevano perso qualcuno della propria famiglia. Nel mare c’erano cadaveri che galleggiavano sulle strade questi venivano calpestati. C’erano molti più morti che vivi. Una donna ha partorito mentre fuggiva dalle bombe, ha preso il figlio e ha cercato di mettersi in salvo.
Molti bambini sono diventati orfani e molte donne sono diventate vedove, ognuno cercava un chicco di riso e una goccia d’acqua ma nemmeno quella era trovabile. I bambini urlavano mamma ho fame dammi da mangiare. Adesso che ci hanno rinchiusi nei campi profughi in mezzo a reti spinate non possiamo neanche scappare dove vogliamo siamo costretti a fare quello che vogliono loro e non abbiamo nessun tipo di libertà. Obama dove te ne sei andato? Questo è il pensiero che gira per tutte le teste. Ci hanno portato poco cibo e ce li dividono alla fine non basta neanche per tutti così alla fine chi sta calmo o non riesce a muoversi agilmente non trova più cibo e rimane affamato per molto tempo. ONU,UE,Organizzazioni mondiali quando volete chiamatemi io Sivaruban sono vivo e verrò sicuramente a raccontare quello che ho visto con i miei occhi.
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