Sri Lanka, il governo nega alla Croce Rossa di visitare i profughi

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Si inasprisce la tensione con l’Occidente che continua a pressare per la liberazione dell’80 percento dei rifugiati entro la fine dell’anno.

Il governo cingalese ha negato al Comitato internazionale della Croce Rossa l’autorizzazione per verificare le condizioni di salute dei diecimila rifugiati Tamil considerati militanti dell’esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte).

A rivelare la notizia è stata Sarasi Wijeyratne, la portavoce del Comitato internazionale operativo a Colombo. Wijeyratne ha inoltre confermato la presenza di un „campo di riabilitazione“ nel quale i militari hanno riunito migliaia di Tamil considerati possibili guerriglieri. I negoziati tra Croce rossa e autorità locali per determinare i tempi e i modi degli aiuti ai 280mila rifugiati interni, sono in corso già dallo scorso luglio. Ciò è quanto accade dopo che il governo ha chiesto al Circ di sospendere le operazioni nella regione orientale del paese che, da sempre, conta la presenza del maggior numero di profughi.La situazione si è aggravata anche nei rapporti diplomatici con le Nazioni Unite che oltre ad aver sempre visto negato il permesso di verificare le condizioni delle popolazioni rinchiuse nei „campi benessere“, hanno inoltre subito il rifiuto del ministro degli Esteri di rinnovare il visto all’australiano James Elder, portavoce dell’Unicef in Sri Lanka.

I diecimila profughi sono rientrati oggi nei loro villaggi nei loro villaggi dell’est e del nord della nazione dopo quattro mesi dalla vittoria dell’esercito regolare sui separatisti delle Tigri Tamil.
Vittoria che ha chiuso una guerra durata venticinque anni. Rimane alta la tensione diplomatica fra il governo singalese e i paesi occidentali che continuano ad esercitare forti pressioni pechè il governo adempia la sua promessa di far tornare a casa entro la fine dell’anno l’80 percento delle 280mila persone detenute nei centri profughi.
Lo Sri-Lanka si è impegnato a reinsediare il 70-80 percento dei rifugiati entro i prossimi tre mesi come condizione per un prestito di 2,6 miliardi di dollari dal Fondo monetario Internazionale.

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